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Alabastro
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mwdgAlabastro è il nome generico attribuito ad una roccia di tipo mwdwevaporitico di origine mweagessosa (mweqsolfato di calcio idrato) o mwegcalcitica (mwewcarbonato di calcio), che si presenta in aggregati concrezionati, zonati o fibroso-raggiati, di aspetto cereo, deposti in ambienti sotterranei da acque particolarmente mwfadure.

Il nome identifica due tipi di minerali il cui uso è strettamente ornamentale: il primo, mwfggessoso, «in masse compatte, tenere, di aspetto ceroide», è quello di mwfwVolterra, l'altro, mwgacalcareo o mwgqalabastrite «costituisce incrostazioni calcaree di origine termale, bianche o giallastre, più resistenti (mwggLovere, mwgwSelvino, mwhaBusca, mwhqLatronico, mwhgCastelnuovo dell'Abate»).cite-ref-1[1]

Il vocabolo è di origine orientale: per gli mwjaantichi greci la parola mwjqalábastron indicava un vaso di alabastrocite-ref-2[2].

Contents

Note

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Caratteristiche

Si presenta frequentemente di colore giallo-bruno grazie alla presenza di ossidi di ferro, ma vi sono varietà di colore bianco-avorio, giallo chiaro o anche verdino. La specie più pregiata è quella di colore bianco, presente in mwlqItalia nelle zone di mwlgCastellina Marittima e Volterra, da non confondersi con l'mwlwalabastro calcareo proveniente dall'mwmaOriente, conosciuto con il nome di mwmqonice.

Trattandosi comunque di gesso o calcite, l'alabastro è una pietra piuttosto tenera e facile a rigarsi.

Provenienza

Esemplari notevoli provengono dall'mwngAfrica settentrionale sin dal tempo dei romani che già lo utilizzarono largamente a scopo decorativo.

In Italia, masse lavorabili provengono dalla zona del mwoaCarso, dalla mwoqBergamasca e dalla mwogToscana. In particolare era estratto in miniere sotterranee presso mwowCastellina Marittima (mwpaPisa) e lo è attualmente in cave a cielo aperto nella zona di Volterra (Pisa).

L'alabastro di Volterra è costituito da mwpgsolfato di calcio di idrato, e non nelle forme microcristalline di calcite e aragonite (calcari cristallini) con le quali è formato l'alabastro detto "orientale". Questo alabastro, detto "gessoso", è più tenero e facilmente lavorabile, di minore mwpwpeso specifico rispetto a quello "calcareo". Forse, oggi, è più noto e diffuso, anche grazie alla grande abilità e intraprendenza degli artigiani volterrani.

Nel mwqqPalazzo Incontri Viti di Volterra si trovano, insieme ad una ricca collezione appartenuta a Giuseppe Viti che acquistò il Palazzo nel 1850, splendidi alabastri come i candelabri monumentali per mwqgMassimiliano I d'Asburgo. Nella stessa città ha sede lmwqw'mwraEcomuseo dell'alabastro. Il punto museale centrale, situato nelle duecentesche mwrqtorri Minucci, «è dedicato alla storia della lavorazione e della commercializzazione della pietra dagli mwrgEtruschi ai nostri giorni».cite-ref-3[3]

Utilizzo

È utile come pregiato materiale da mwvwdecorazione suscettibile di mwwalucidatura ed il suo utilizzo risale a tempi molto remoti, visto che già nell'mwwqantico Egitto, a mwwgCreta e a mwwwMicene era sfruttato per i rivestimenti di pareti o per i vasi funebri. Se i mwxaFenici sono stati tra i primi ad adoperarlo, in mwxqEtruria, il suo impiego fu notevole nel campo delle urne cinerarie e sarcofagi. Inoltre fu usato nelle basiliche paleocristiane per l'illuminazione, in sostituzione del vetro non ancora utilizzato. Campioni particolarmente chiari e di grandi dimensioni sono talvolta ridotti in sottili lastre, tali da lasciar passare la luce che ne evidenzia il disegno e le zonature, ed utilizzati al posto di vetri per finestre (solo a scopo decorativo).

Viene usato inoltre in forma grezza per realizzare piccole sculture, soprammobili o mwxwbigiotteria, o in lastre lucidate impiegate come rivestimento. Nella zona di mwyaVolterra è ancora presente questo tipo di artigianato.

L'utilizzo dell'alabastro nelle arti applicate ebbe particolare fortuna nel mwygMedioevo nella produzione di oggetti e ornamenti di culto. Tra i vari artisti specializzati nella lavorazione di questo materiale si ricorda il mwywmaestro di Rimini, nome sotto il quale è forse riconducibile un'intera bottega attiva nel nord della mwzaFrancia o in mwzqRenania nella prima metà del XV secolocite-ref-4[4].

Note

cite-note-11. mwcaEdigeo (a cura di), mwcqEnciclopedia Zanichelli, Editoriale La Repubblica Roma, Milano, 12 maggio 1995, p.mwcg 50.
cite-note-22. mwdgmwdwmweaLucubratiunculae II de Alabastris Schwarzburgicis, in mweqNova Acta Eruditorum, Leipzig, 1733, p.mweg 41. mwewURL consultato il 26 agosto 2024. Ospitato su mwfamwfqBiblioteca europea di informazione e cultura.
cite-note-33. mwgqmwggToscana, collana mwgwmwhaL'Italia, Milano, Touring Club Italiano-La Biblioteca di Repubblica, gennaio 2005, pp.mwhq 458 e 924-925.
cite-note-44. mwiqmwigNanni,mwiw pp. 27-42.

Bibliografia

• citerefnanniFrancesca Nanni, Il Maestro di Rimini: una traccia, in Romagna, arte e storia, n. 80, 2007.

Voci correlate
Altri progetti

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• Wikizionario
• Wikimedia Commons

• Wikizionario contiene il lemma di dizionario «alabastro»
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su alabastro

Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) alabaster, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefcatholic-encyclopedia(EN) Alabastro, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
• citerefmindat(EN) Alabaster, su Mindat.org.
• mwmwAlabastro gessoso, su liceoariosto.it. URL consultato il 14 gennaio 2009 (archiviato dall'url originale il 28 febbraio 2009).